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Tempo Libero

Articoli su cazzabubbole varie (cinema, musica, vita reale :P )

Cinema: Avatar (3D)

E’ davvero difficile dire sotto quanti aspetti Avatar sia rilevante e perché.
Talmente difficile che ho deciso di non farlo.
Sia perché sarebbe un lavoro lungo e faticoso, sia perché non tollererei obiezioni di sorta da sprovveduti che NCCUCDC.

Con queste parole si apriva il post pubblicato ieri da Roberto Recchioni (aka RRobe) che mi ha decisamente costretto ad alzare il culo dalla poltrona per verificare di persona che cosa stava succedendo realmente nel mondo là fuori. Ma qui si è provincialotti e così, organizzata la giusta truppa di amici, si decide di spostarsi  nel “mondo moderno” dove esistono cinema semiseri dotati addirittura (oltre che di schermi non risalenti all’anteguerra 🙄 ) di supporto alla nuova tecnologia 3D. Avatar stiamo arrivando!

Un piccolo passo (oddio… 30 minuti di autostrada per la verità) per un uomo, un grande salto per il bambino che si porta dentro.  😆

Cominciando con gli aspetti meramente più tecnici, il nostro primo impatto con il 3D è stato infatti davvero estasiante. OK non avevamo termini di paragone essendo la nostra prima esperienza, ma per quel che mi riguarda non avrei potuto essere più soddisfatto. Non ci avrei puntato 2 lire ma questo 3D funziona realmente. Peccato solo per il brutto effetto che si viene a creare quando gli elementi escono fuori dallo schermo sparendo improvvisamente dalla visuale dello spettatore ma immagino che uno schermo di 360° sia una cosa un po’ ostica da realizzare. 😛

C’è però da dire che lo stress per gli occhi è davvero notevole. In giro ho letto pareri discordanti su questo ma posso assicurare che per quanto ci riguarda siamo usciti davvero provati sotto questo aspetto.

Avatar Avatar Avatar

E dopo questa prima considerazione generale da provincialotto passiamo al film.

Innanzitutto, ma credo che la cosa fosse già nota, la trama è davvero molto scontata limitandosi ad un riciclo di canovacci già visti in mille altri film. In particolare mi vengono subito in mente pellicole come Balla coi lupi, L’ultimo Samurai o Beowulf, ma ognuno può trovarci più o meno quello che vuole. L’originalità non era decisamente una delle carte giocate da James Cameron.

Ma questo non inficia comunque la bontà del prodotto: sarà anche un mix di film già visti ma è pur sempre un ottimo mix ben equilibrato e studiato. Non c’è nulla che stona o non funziona, semplicemente spesso e volentieri penserete “ecco ora succede questo o quell’altro”. Per me non è un difetto.

Passando poi all’impatto visivo (oltre al 3D) devo dire che non solo i tecnici della CG hanno fatto un ottimo lavoro (vabbè visti i budget 😆 ), ma tutta l’ambientazione è davvero riuscitissima. Anche qui non è che l’originalità la faccia da padrone dopotutto, ma Pandora è stata davvero studiata e creata sin nei minimi dettagli senza trascurare nulla. Certo a volte potrà venire in mente l’Xbox (non so perchè ma per me è così) ma quando ti trovi immerso in quel mondo, volando fra le sue montagne fluttuanti o correndo nelle sue foreste, non lo cambieresti per nulla al mondo.

Parlando di CG non mi ha invece convinto troppo la resa dei Na’Vi, gli indigeni di Pandora, ma questo è un difetto mio probabilmente.

Senza farla troppo lunga mi ha lasciato invece totalmente indifferente la OST quasi non fosse stata nemmeno presente. Obiettivamente si sarebbe potuto fare molto di più (a cominciare dall’affidare le musiche a qualcun altro).

Per il resto i personaggi, chi più chi meno, funzionano benissimo tutti e son resi magnificamente dai rispettivi attori. Nota di merito (a parte la mia amata e mai sbagliata Michelle Rodríguez) per Stephen Lang che ha interpretato uno dei colonnelli più duri ed incazzosi che io abbia mai visto, del genere che Rambo e Commando non oserebbero nemmeno incrociarne lo sguardo probabilmente. 😆

Da quanto sopra si capisce dunque che Avatar vale, e tanto anche. Non esistono dubbi sul fatto che Cameron abbia confezionato un gran bel lavoro e di sicuro vederlo in  una buona sala 3D esalta all’ennesima potenza quanto di buono già ci sarebbe.

Avatar Avatar Avatar

Detto questo però ora mi permetto di “fare le pulci” al commento di RRobe (si son parecchio arrogante lo so).

Avatar è un gran bel film, un kolossal senza dubbio, ma francamente trovo una vera esagerazione metterlo su un piedistallo o addirittura imporlo come pietra miliare nella storia del cinema. Lo è senz’altro se si considera la rivoluzione 3D e gli aspetti più prettamente tecnologici, ma arrivare a paragonarlo addirittura a quello che è stato ai suoi tempi Guerre Stellari per me è pura follia (o “fanboysmo” ).

Guerre Stellari ha realmente segnato una svolta (oltre che, probabilmente, una generazione) nella storia del cinema, Avatar è invece un comunissimo kolossal  come se ne son visti e se ne vedranno tanti altri. Che poi comincino a fiorire popolazioni di nerd pronti ad imparare la lingua dei Na’Vi (se ne incontro uno lo picchio 😛 ) credo sia tutto un altro discorso.

E con questo è davvero tutto. Se ne avete la possibilità approfittatene quindi perchè sarà un gran bello spettacolo, ma direi di evitare inutili sensazionalismi che servono solo a chi fa merchandising e non certo all’utenza. 😉

On my clouds #2 – Sayonara Jiraiya

Nonostante le mie intenzioni fossero inizialmente ben diverse, come avrete già notato dal triste titolo anche questo secondo appuntamento con On My Clouds non poteva non essere dedicato al mondo di Naruto ed ai suoi ultimi sviluppi. Come sempre occhio agli spoiler! 😉

Ma prima di passare al piatto forte del giorno, qualche veloce commento sul capitolo 469 del manga.

Kishimoto è un tipo assai strano, a volte davvero incomprensibile. La sua mano muove invisibile le fila di un mondo che ha (e questo sarà probabilmente ancor più vero in futuro) senza dubbio segnato una svolta nell’immaginifico dei nuovi mangaka e non solo. Molti lo definiranno un genio irraggiungibile, per altri sarà solo uno sopra la media. Io mi muovo fra le due opinioni. Fatto sta che ogni tanto mi sentirei quasi in diritto di dirgli “Ma che cacchio fai?!”, esattamente come per questo ultimo capitolo.

Non so davvero come la pensiate voi ma se la settimana di pausa gli fa sempre questo effetto il mio consiglio è di non concedergli nemmeno la pausa caffè. 😛

Scherzi a parte pare proprio che le due settimane di attesa siano state solo un preludio che ha sicuramente deluso molti altri insieme al sottoscritto. Un preludio per qualcosa che onestamente comincio a vedere sempre più distante e sfocato, annebbiato da tutta una serie di inframmezzi che credo terranno banco per parecchio… ma del resto si sa che Kishimoto ama profondamente costruire la sua storia tassello a tassello, facendone assaporare lentamente ogni minimo particolare.

Per carità non ci può esser sempre la Royal Rumble, di questo sono consapevole, e la forza di un mangaka che va ormai avanti da 10 anni deriva probabilmente proprio dal saper resistere alla tentazione. Ma in questo schema si inseriscono bene le vicende di Danzou (che a quanto pare ha un piano ben definito… visti tutti quelli passati io non mi ci affiderei troppo 😛 ) o quelle di un’alleanza che è ormai da mesi che deve essere costituita, tralasciando l’ormai imminente scontro fra lo squalo dell’Akatsuki e l’adorabile canaglia di Kumogakure.

La stessa cosa non riesco invece a dire per il patetico siparietto con protagonisti Sakura e Naruto e tutta la combriccola di Konoha.

Siparietto dagli esiti abbastanza prevedibili che servirà probabilmente solo a riempire qualche pagina dei prossimi capitoli. Ecco questa è esattamente la situazione cui accennavo all’inizio e che purtroppo si ripete abbastanza spesso in Naruto che, nella mia modestissima nonchè insindacabile opinione, è il manga che più di tutti si muove tra momenti di pura perfezione ed altri altrettanto pessimi. Ma questo resta un mio giudizio e di questo ne son consapevole, sennò non avrei dato questo nome alla mia rubrica. 😉

E dopo essermi tolto questo sassolino dalla scarpa passiamo invece alla controparte animata.

Beh anche in questo caso non credo proprio di esagerare nel dire che con l’episodio di questa settimana si sono raggiunte vette probabilmente mai toccate in precedenza “grazie” (temo l’interessato non fosse del tutto daccordo 😀 ) all’eroica uscita di scena del Sannin di Konoha.

Episodio che dimostra una volta di più l’incredibile senso della regia del mangaka che ha permesso ai produttori della serie animata di attenersi pedissequamente alla “storyboard” originale senza dover apportare alcuna modifica. Confrontando anime e manga noterete infatti come non esistano praticamente differenze fra i due nemmeno nelle svariate inquadrature. Come detto, non certo una novità per Kishimoto un cui “salto di qualità” futuro non mi stupirebbe assolutamente viste le premesse.

Unica nota (personalissima) in proposito riguarda il momento in cui i sei cammini si scaglierebbero sul vecchio sensei proclamando la propria natura divina. Non so voi ma l’impressione che ne avevo avuto dal manga era decisamente più “pomposa” di quanto si sia visto nell’anime, in cui tale passaggio mi è sembrato messo un po’ in secondo piano. Ma questa è solo un’altra delle mie fisse. 😀

Andando invece ad un’analisi un attimo più approfondita, con l’episodio 133 si è finalmente raggiunto un punto cruciale della storia non soltanto per la trama in sè, ma perchè mette meglio a fuoco alcuni aspetti dell’opera su cui finora, per quanto costantemente presenti, non ci si era mai davvero soffermati, lasciando all’intuito del lettore/spettatore il gratificante (ma non per questo immediato o di facile accesso) compito di coglierli tutti per ricavarne una visione unitaria della “filosofia” che permea Naruto. L’ho già detto la scorsa volta: con la sua opera Kishimoto non si è limitato a creare uno shonen in cui eventuali valori rappresentano semplicemente la ratio (il collante se vogliamo) per giustificarne trama e scontri. Sembrerebbe invece quasi l’inverso, ovvero la trama fa a volte da semplice veicolo per esprimere le proprie idee e visioni. Lo so è contorto e complesso, specie per uno shonen mainstrem come Naruto, eppure non credo si tratti di pura retorica.

Per la precisione viene finalmente evidenziato una importante compontenete di questa “filosofia”, che acquista finalmente significato pieno e completo all’interno dell’opera:

Dokonjou: determinazione, il coraggio di non arrendersi mai

che va quindi ad aggiungersi alla già citata ricerca della pace e l’ancor più importante “Volontà del Fuoco” (su cui ho intenzione di tornare prima o poi), anch’essa ampiamente presente in questo episodio. Il passaggio di consegne da Jiraiya a Naruto è totale, non c’è alcun rimpianto nelle parole del vecchio eremita che prima di metter via la penna, per sempre, pensa simbolicamente al titolo del prossimo libro

La storia di Uzumaki Naruto

Del tutto inaspettate invece sono state (o per lo meno così è stato quando lessi il manga) le riflessioni di un Jiraiya moribondo sulla vita e sulla fine di uno shinobi (e, per traslazione al mondo reale, di un uomo). Non sono sicurissimo che le traduzioni dei fansub fossero esatte (anzi a mio avviso c’è decisamente qualcosa che stona) ma questo non influisce comunque sulla questione liquidata un po’ troppo celermente:

La vita di un ninja non si misura in base a come ha vissuto, ma da come è morto.

Secondo tale teoria una fine eroica cancellerebbe di fatto tutti i fallimenti passati, cosa che per l’appunto rasserena “il rospo del pozzo mentre sprofonda nell’oceano senza fondo” (cavolo questa è una citazione importante che chi fa Fansub non può non cogliere alterandone il senso 🙄 ). Per come la vedo io è probabilmente l’unica trovata di Kishimoto introdotta, come dicevo poco sopra parlando dei comuni shonen, più come ratio per far andare avanti la trama nel migliore dei modi che per reale convinzione. Insomma è lampante quanto questo facesse comodo al mangaka per una perfetta uscita di scena del personaggio forse più amato dal pubblico, ma, per quanto mi impegni, non riesco davvero a trovargli una collacazione all’interno di quella filosofia generale che pervade il manga. Se si tratta di un limite del sottoscritto lo scopriremo forse in futuro. 😉

Sia come sia un importante capitolo di Naruto è stato finalmente chiuso, ancora una volta con somma maestria di Kishimoto sensei che in quanto ad uscite di scena epocali dei suoi personaggi non teme davvero confronti (Sandaime Hokage, Asuma Sarutobi, Orochimaru, tanto per andare sul concreto).

Ciò nonostante non ci sarà comunque di che lamentarsi (salvo eventuali filler) ancora per parecchio tempo grazie all’entrata in gioco, tanto per cominciare, di tutta la stirpe Uchiha attualmente esistente. :mrgreen:

Prima di lasciarvi volevo infine ringraziare tutti i lettori del precedente appuntamento di On My Clouds. Non mi aspettavo davvero simili riscontri quando lo pubblicai ma non posso negare che fa sempre piacere vedere simili risultati. Ora però migliorate anche sui commenti però. Alla prossima 😉

On my clouds #1 – Juubi!

Salve a tutti.

Immagino non sia mai semplice ricominciare a scrivere dopo lunghe pause come quella che mi son preso. Per rompere l’imbarazzo ho quindi deciso di cominciare inaugurando una nuova rubrica (il cui titolo potrebbe subire radicali cambiamenti 😕 ) che avevo in mente da parecchio ma, un po’ per mancanza di tempo un po’ perchè forse non ero mai riuscito a convincermi del tutto, non aveva ancora visto la luce.

Per farla breve (e con me si sa che non è cosa facile 😆 ) questa rubrica, decisamente ispirata al mitico Angolo del Blurry, sarà totalmente votata ad ogni sorta di riflessione personale su tutto ciò che attiene a quel fantastico mondo che è il fumetto (principalmente i manga) e l’animazione giapponese, per quanto non sono escluse aprioristicamente contaminazioni non nipponiche o persino di altri campi. Insomma qui il tasso di “nerditudine” potrebbe raggiungere livelli notevoli perciò siete avvisati. 😎

Altra (importantissima) avvertenza: attenti agli spoiler! Se non state al passo con le cadenze del Sol Levante vi consiglio caldamente di saltare la lettura di questa rubrica.

Detto questo possiamo iniziare, e quale modo migliore se non proprio dopo aver letto l’ultima fatica di Masashi Kishimoto che questa settimana è riuscito a regalarci un capitolo davvero interessantissimo e che si apre a numerosi spunti.

Bando alle ciance dunque perchè la parola d’ordine oggi è una sola: Juubi!

Un nome che da solo fa sussultare persino i Kage pare proporsi come l’ultimo di una lunga serie di rimedi a quello che è il male peggiore di questo sventurato mondo: l’uomo.

Quella che normalmente viene inserita come naturale componente di qualsivoglia shonen, la ricerca del bene e della pace fra gli uomini, sembra essere una tematica parecchio sentita da Kishimoto sensei che ha ormai da tempo deciso di incentrare tutta la sua opera, a prima vista un comune (per quanto riuscitissimo) manga di azione/combattimento, proprio su un’analisi per nulla superficiale di quella che è alla fine dei conti la natura umana, ed ancora più interessante risulta forse per il fatto che il tutto viene gestito ad arte dall’autore senza minare in alcun modo la natura di shonen.

Del resto è comunque da dire che non è certo la prima volta che vediamo produzioni di questo tipo, prima fra tutte Death Note, e questo credo sia un segnale importante in quanto rappresenta probabilmente una spia d’allarme di quel disagio che sempre più viene avvertito in giro per il mondo (sia esso realmente sentito dagli autori o solamente il risultato del semplice “cavalcare l’onda”).

Quello che però distingue, a mio avviso, Naruto da altri è il fatto che questa ricerca non è stata affidata ad una sola parte che verrà di conseguenza approvata (come nella stragrande maggioranza dei casi degli shonen più superficialotti) o, seppur parzialmente, rifiutata (come avviene in Death Note) dal lettore a seconda di chi sia a portarla avanti.

In Naruto abbiamo invece a che fare con un quadro forse più vicino a quello che è il mondo reale.

Abbiamo visto una filosofia molto “new age” portata avanti (escludendo lo Shodaime ed il Sandaime che cercarono più che altro il benessere per il proprio villaggio) da Jiraya prima e adesso da Naruto, la linea dura ma comunque “pura” di un Pain che con il suo Kinjutsu aveva trovato una risposta decisamente più realistica delle belle parole del maestro, ed ora abbiamo il potere del Juubi che permetterebbe a Madara di riuscire dove persino l’uomo che divenne Dio fallì.

Ancora una volta il dilemma resta il medesimo: è possibile portare la pace su questo mondo senza sacrificare la stessa essenza della natura umana (se non l’umanità stessa) ?

Sembra proprio che la risposta resti un No secco persino in un’opera di fantasia come Naruto. Allo stesso Jiraya non bastò una vita intera per trovare una risposta più soddisfacente e francamente credo proprio che Kishimoto non rovinerà la sua opera con un improbabile finale in cui Naruto porterà a termine la ricerca del sennin.

La speranza non esiste! La speranza equivale alla resa… L’unico inganno è quello che continuate a sostenere voi

Con queste lapidarie parole Madara (o più probabilmente lo stesso Kishimoto) chiude l’inutile ricerca di una risposta che esiste già e tutti conoscono ma che nessuno vuole accettare. E se persino Naruto ha alla fine accettato la realtà dei fatti significa che siamo di fronte a quella svolta che l’ombra che incombeva sul mondo degli shinobi aspettava ormai da troppo tempo.

Inutile dire che con una simile dichiarazione di intenti i fan di Naruto avranno di che divertirsi prossimamente 😛

Con questo chiudo il primo appuntamento con On My Clouds sperando (semmai qualcuno l’abbia letto) di non avervi annoiato troppo. Francamente, vista quanta carne al fuoco è stata messa in questo capitolo, avrei voluto parlare di tante altre cose ma poi ne sarebbe uscito un trattato che difficilmente qualcuno avrebbe potuto leggere. Non resta dunque che darvi appuntamento alla prossima (eventuale) puntata. 😉

PS: ne approfitto per ringraziare pubblicamente il fantastico lavoro portato avanti dai ragazzi di Komixjam.it

Cinema: Angeli e Demoni

Non mi capita spesso di andare al cinema ultimamente. Di certo non capita mai che vada vedere film “non comici”, considerati i gusti della compagnia. Ma ogni regola ha la sua eccezione ed è così che sabato sera si è finiti con l’andare a vedere il tanto chiacchierato Angeli e Demoni.

Angeli e Demoni - Locandina

Difficile poterne parlare senza far riferimento al capitolo precedente o al libro di Dan Brown da cui è tratto.

Beh, in entrambi i casi il risultato è il medesimo: questa volta il regista ha deciso (più o meno incosciamente) di discostarsi da entrambi per consegnare al pubblico una pellicola di puro intrattenimento senza pretendere di aver realizzato il capolavoro del millennio.

Chi si aspettava una replica del primo capitolo rimarrà inesorabilmente a bocca asciutta.

In Angeli e Demoni non c’è spazio per i ritmi lenti e noiosi de Il Codice da Vinci. Ron Howard estrapola quanto di meglio possa esserci nell’opera di Brown, la lima, la modifica, taglia pezzi e ne aggiunge di suoi, il tutto con il solo scopo di trarne un perfetto action-movie da botteghino. E, personalissimo parere, ci riesce (quasi) benissimo. Quasi perchè, come vedremo, i difetti non mancano di certo.

Chiarito infatti ciò di cui stiamo parlando andiamo ora ad analizzarlo meglio.

Innanzitutto impossibile non spendere due parole sul cast. I nomi sulle locandine vi fanno già esultare? Smettetela. Siete completamente fuori strada.

Ancora una volta ho dovuto infatti assistere ad un Tom Hanks poco convincente, un Ewan McGregor che non si sa perchè lavori ancora, ed una compagine di comprimari scelti un po’ a casaccio.

Per quel che riguarda il protagonista il giudizio può sembrare eccessivo, ed effettivamente forse lo è, ma resta il fatto che non son più riuscito a vedere un Tom Hanks degno del suo nome probabilmente dai tempi di Forrest Gump. Semplicemente sembra che la parte non gli calzi come dovrebbe. Il ruolo del noto professore di simbologia che si improvvisa alla bisogna uomo d’azione stona parecchio con le sue mimiche ed i suoi modi di fare per come la vedo io. E non sembro essere il solo a pensarlo per fortuna.

Angeli e Demoni - 02 Angeli e Demoni - 08 Angeli e Demoni - 09

Ben diversamente stanno invece le cose per Ewan McGregor che, come detto, risulta davvero fastidioso oltre ogni aspettativa. Ignoro il motivo per cui venga tanto acclamato ma onestamente, in decine di film visti,  non sono ancora riuscito ad intravederne le doti (salvo forse in Moulin Rouge e Big Fish) e l’ultimo lavoro non fa che peggiorare il mio giudizio. Probabilmente nessuno gli ha ancora spiegato che interpretare ruoli diversi presuppone calarsi anche in personalità diverse, con sfumature anche molto lontane dalle proprie. Non so voi ma in qualsiasi film lo abbia visto recitare a me sembra di veder sempre lo stesso identico personaggio… ma magari sbaglio anche qui.

Passando poi ai vari comprimari avremo una compagna di avventure (Ayelet Zurer) assolutamente non all’altezza del ruolo, una serie di comparse più o meno convincenti e, soprattutto, un Pierfrancesco Favino che traspira cinema (scusate il termine :P) italiano da tutti i pori. Bravo eh, nulla da dire, ma la differenza fra le due scuole è piuttosto evidente.

Molto convincenti sono stati invece Stellan Skarsgard nei panni del severo Ritcher, e Armin Mueller-Stahl in quelli del cardinale Strauss, oltre comunque ad alcune altre figure di secondo piano.

Stroncato, un po’ ingiustamente, il cast passiamo alla trama ed alcune sue fastidiose grossolanità.

Innanzitutto vi avviso: se come me siete anche solo minimamente appassionati  di fisica subatomica et simila, probabilmente proverete il forte desiderio di alzarvi e fermare la proiezione della pellicola gridando “allo scandalo”. Lo so che è dura ma cercate di resistere. Dopo i primi 20 minuti ci farete l’abitudine. 😆

Lo stesso direbbero probabilmente appassionati di storia, arte e archeologia, ma io questo non lo so e di questo ringrazio Dio. 😛

Resterebbero poi da chiarire alcuni dubbi come un insigne professore di simbologia che non conosce il latino, un’ uso della Computer Grafica non troppo curato, e qualche trovata complottistica (nonchè un’eccessiva e fin troppo evidente voglia del regista di guidarvi nella direzione sbagliata) degna del peggior B-movie anni ’80, ma dopotutto stiamo guardando un film di puro intrattenimento no? Ricordatevene quando siete in sala. 😉

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Azzeccata invece in pieno la scelta di affidare ad Hans Zimmer il comparto musicale, cosa che aiuterà lo spettatore a digerire le diverse magagne ed a creare quell’atmosfera a cui il film non si avvicinerebbe nemmeno altrimenti.

Detto questo è il momento di dare un giudizio.

Consigliato? Beh, con le riserve di cui sopra, assolutamente si. Nonostante i difetti evidenziati (e magari altri a vostra dscrezione 😆 ) sarà comunque un’ottimo intrattenimento sicuramente sopra la media, ma non aspettatevi di certo il film di cui parlare per settimane ai vostri amici. 😉

Destino ?

Si dice, o per lo meno qualcuno ci crede, che il nostro destino sia già stato scritto e bollato molto tempo fa da un qualche essere/entità superiore.

Francamente le mie idee sono quanto di più lontano possa esistere da questa concezione finalistica, eppure è da un po’ che mi chiedo se non ci sia davvero qualcuno lassù, per altro con uno strano senso del’umorismo, a manovrare le fila della marionetta che state leggendo.

Ma andiamo con ordine.

1998: Al termine delle scuole medie, e delle relative lezioni di educazione artistica, abbandonai del tutto (o quasi) matite e pennelli, una delle mie più grandi passioni, per lasciarmi trasportare dall’impulso del momento. In effetti non sono mai stato un tipo che riflette granchè prima di fare o non fare qualcosa. E se questo è vero oggi potete ben immaginare quanto potesse esserlo allora.

In realtà non ho mai davvero abbandonato le mie “velleità artistiche”, semplicemente, nella mia superficialità di ragazzino spensierato, non ho mai saputo dare il giusto peso alle cose.

E così il tempo passa, la vita continua, ogni tanto qualche disegnino qua e la, e nel frattempo mi limito a buttar giù di continuo appunti, bozze e idee per il futuro… Una quantità talmente grande che francamente ora come ora non so davvero come fare a gestire (cavolo 10 anni son davvero tanti).

2008: Tutta una serie di strane coincidenze e vicende si accavallano in uno strettissimo lasso di tempo stravolgendo totalmente quello status quo che consideravo forse destinato a durare in eterno… o, per meglio dire, sul quale non ho mai riflettuto.

Tra progetti andati a male e mille altre cose che non starò qui a spiegare, in estate torna a galla lo strano desiderio di riprendere seriamente in mano la matita (e soprattutto la penna) e cominciare a riordinare un po’ le idee sul da farsi. Ma dopotutto resta pur sempre qualcosa di vago e proiettato sempre ad un lontano (e meno caotico) futuro.

Qualche mese dopo però, non ricordo bene come, nasce una interessante discussione con GiO e, a dispetto di ogni mia aspettativa, l’interesse per questa ritrovata passione subisce una incredibile impennata ritrovandomi di fatto immerso in un mondo di cui prima forse nemmeno sapevo l’esistenza. In pratica è stato come portare per la prima volta un bambino al Luna Park. 😆

Ma per la regola del piano inclinato la pallina non può far altro che continuare a rotolare via via sempre più veloce. Ed ecco dunque spuntar fuori una nuova scoperta: Bakuman.

Bakuman nella mia mente malata e contorta rappresenta un vero lampo a ciel (quasi) sereno. Non soltanto è un manga molto intrigante e coinvolgente, ma fin dal primo capitolo non mi ci è voluto molto per entrare “in sintonia” con il protagonista. Diciamo che è come aver rivisto me “con più palle”. 🙄 E la cosa non ha fatto altro che incentivarmi e farmi impegnare ancora di più, oltre al fatto che grazie a questo mi sono per di più avvicinato a quel mondo dei manga che avevo sempre evitato preferendogli le più note versioni animate.

Ma come detto la pallina può soltanto accelerare ed eccomi quindi coinvolto in breve tempo in discussioni con amici e conoscenti in qualche modo del campo, e ad “incontrare” sulla mia strada il buon Federico DiStefano che con il suo aiuto non ha fatto altro che assecondare un pazzo 😆 .

Ma questo forse non era ancora abbastanza ed ecco dunque che stamattina, di ritorno dall’università, un’amica fermatasi un attimo in edicola torna da me con l’ultima trovata della DeAgostini per gli aspiranti mangaka. Nulla di particolarmente nuovo in realtà per il sottoscritto ma la cosa, ed il sorriso con cui lo ha fatto, mi ha davvero fatto pensare.

Che sia davvero un ulteriore segno di un piano superiore? … Beh se è così fatemi un favore lassù: mettiamo tutti le carte in tavola e non limitiamoci a lanciare messaggi sibilinni OK? 😆 (anzi se possibile servirebbe una tavoletta grafica).

PS
Non mi pare che tu legga il blog ma te lo scrivo anche qui: Grazie Sara, ho davvero apprezzato non solo il gesto ma anche come l’hai fatto. 😉

PPS
Quei fascicoli saranno anche una cavolata ma almeno il materiale è utile. Federico ho la matita blu per i bozzetti (credo) come la tua. :mrgreen:

The Book of Opera

Chi di voi non conosce l’ormai celebre Book of Mozilla ?

Per chi non lo sapesse si tratta di uno dei più geniali ed interessanti easter egg che gli sviluppatori di Netscape, prima, e Mozilla, poi, hanno pensato bene di inserire nei loro browser e visualizzabile digitando nella barra degli indirizzi about:mozilla.

Il risultato sarà una pagina in cui verrà mostrata una qualche sibillina profezia i cui versi si rifanno all’Apocalisse di Giovanni e riguardante la storica, nonchè interminabile, guerra dei browser.

Tralasciando ulteriori dettagli (per i quali potete consultare la relativa voce su Wikipedia), la cosa ha sempre suscitato grande interesse anche fra i non seguaci del lucertolone, finchè, qualche giorno fa, l’utente Southern Cross ha deciso di annunciare al popolo della rete la sua profezia che stavolta, a seguito di una non meglio precisata disfatta della volpe, vede protagonista una nuova bestia chiamata (stranamente 😛 ) Opera.

E visto che qui, dopotutto, non stiam mica a far ballare i trichechi, ho voluto dare anche io il mio piccolo contributo trascrivendo i sacri versi secondo le antiche e consolidate tradizioni. 😆

Ecco dunque il risultato finale (cliccate sull’immagine per ingradirla):

Andrà davero così? Chissà… In attesa che il destino faccia il suo corso non mi resta che darvi appuntamento alla prossima. 😉

Merry Xmas!

Kabu - Merry Xmas

E come ogni anno arriva il Natale.

Chi lo ama e chi lo odia, chi non potrebbe fare a meno di “sentirsi più buono” almeno un giorno all’anno e chi invece sparerebbe a vista ai millemila seguaci natalizi del dr. Smile.

A qualunque categoria apparteniate Engelium ed Insel der Engel’ (mamma mia quanto siamo professionali 😛 ) vi augurano comunque un bellissimo Natale (o un bellissimo giovedì 25 Dicembre 2008 se il termine non vi aggrada molto 😛 ).

Il blog chiaramente è attualmente in stato di quasi assoluto “freeze” … Ma visto che anche io, in fondo, in questi giorni mi sento un po’ più buono, oltre alla splendida fanart natalizia della nostra Kabu ecco qualche altro regaluccio “a tema” che potrebbe interessarvi (per lo meno se siete come me), ovvero qualche buon webcomic da leggere durante le feste:

Inoltre, per chi non ama leggere, come non segnalare l’ottima iniziativa firmata MTV.it che per le festività ha deciso di presentare ai suoi utenti un nuovo anime in 6 episodi dalla trama, se non originalissima, sicuramente interessante:

Non so voi ma personalmente non vedo l’ora di andare a scartarmi questi regali.  E se proprio pretendete qualcosa di correlato ai browser… eccovi accontentati. 😆 (non ci facciamo mancare proprio niente qui che credete ? )

A presto 😉

My Opera Awards 2008

Non c’è proprio nulla da fare. In quel di My Opera non riescono in alcun modo ad evitare il coinvolgimento dei loro utenti con qualsiasi mezzo disponibile.

E cosa c’è di meglio di un nuovo contest che li vede protagonisti? Nulla, appunto, ed ecco dunque che anche quest’anno si rinnova l’appuntamento con il My Opera Awards che premierà i migliori utenti della community nelle seguenti categorie:

Categoria: Community

Categoria: Opera

Come si vede vengono prese in considerazione un po’ tutte le aree coperte dai servizi di My Opera cosicchè nessuno possa ritenersi escluso… peccato che per partecipare è necessario che il proprio blog o photo album faccia parte del network… cosa del resto anche logica ma che esclude chi, come me, ha optato per uno spazietto web tutto proprio. Francamente non mi sarebbe dispiaciuto partecipare come Miglior blog su Opera e Maggior Opera fan 😛

Ovviamente, come sempre, a decretare i vincitori, che stavolta porteranno a casa una originale t-shirt, saranno gli utenti con il loro voto. Per dire la vostra basta cliccare sul nome della categoria ed inserire il vostro candidato. A partire da lunedì prossimo partiranno poi le votazioni per gli utenti nominati che termineranno dopo 2 settimane.

E se tutto questo non dovesse bastarvi potrete sempre far sapere la vostra opinione sulle nuove skin del neonato Opera Mini 4.2 attraverso un semplice sondaggio e, se vi sentite particolarmente creativi, potrete anche inviare un’immagine su come dovrebbe essere il look del piccolo browser.

Cinema: The Majestic

Era da parecchio che avevo in mente di tornare scrivere qualche recensione cinematografica, ma, vuoi per il sovraffollamento di notizie, vuoi per l’obiettiva mancanza di materia prima degna di essere presa in considerazione (almeno fra i pochi titoli visti di recente), non ve ne era stata ancora occasione… fino ad ora.

Grazie all’ultimo nato in casa RAI (e forse l’unico decente) l’altra sera ho potuto finalmente gustare un film che era sulla mia interminabile lista da anni: The Majestic.

In realtà l’unico motivo che mi spingeva alla visione era la presenza di Jim Carrey, a mio parere (purtroppo non ampiamente condiviso) perla rara nel panorama hollywoodiano. Con graditissima sorpresa invece la pellicola si è rivelata molto più interessante di quanto mi aspettassi.

Calato in piena atmosfera postbellica dell’America anni ’50 – ’60, un periodo caratterizzato da grosse incertezze ed incongruenze interne che diedero vita al famigerato Maccartismo, il film riesce a dipingerne davvero bene i più svariati tratti. Ma benchè sia proprio su questa tematica e su una severa critica sociale che The Majestic ha fatto parlare di sè, ad avermi affascinato è stato invece il ritratto della ridente, seppur provata, cittadina in cui il tutto è ambientato. Una cittadina in cui i vecchi e sani valori americani fatti “di bandiere ed inni cantati con la mano sul cuore” hanno lasciato un segno profondo in ogni persona. Una cittadina ed un tempo in cui, a dirla tutta, non mi sarebbe affatto dispiaciuto vivere.

Ogni singolo personaggio riesce a dare il giusto contributo alla costruzione di una sceneggiatura davvero favolosa, dalla poesia che trapela dagli occhi brillanti del vecchio Harry nel parlare del suo Majestic al figlio, alle poche e misurate parole del suo vecchio aiutante, ai romantici baci al tramonto sulla cima di un faro, fino a tutti gli altri dialoghi e situazioni quasi mai forzate o esagerate (tranne forse per un non troppo convincente Jeffrey Demunn nei panni di un sindaco eccessivamente patriottico). La sensazione che se ne ricava è di un’ambientazione visivamente assolutamente riuscitissima che fa innamorare lo spettatore (o per lo meno i romanticoni come il sottoscritto 😛 ).

Andando  assolutamente contro tendenza, è proprio la svolta finale a non avermi convinto granchè. Classica americanata in cui l’eroe fa la sua audace arringa dinanzi alla nazione intera rischiando tutto se stesso in nome di ideali appena riscoperti. Dovrebbe essere la scena “clou” in cui il pathos raggiunge la sua massima espressione ma, a dirla tutta, l’impressione avuta è di una netta forzatura nel tentativo di strappare ad ogni costo qualche lacrima allo spettatore…


Immagini: FilmUP

Tralasciando comunque questo aspetto, di cui per altro non mi pare si siano lamentati in molti, tutto quello che lo precede, nonchè il romantico seguito, è già sufficiente per un deciso pollice in su. 😉

Ed ancora una volta ho avuto la conferma di quanto sostenuto da sempre, ovvero dell’ineguagliabile bravura di Jim Carrey, storicamente bollato solo come un buffone da cabaret dai mammalucchi degli oscar, che dimostra di essere tranquillamente in grado di gestire alla perfezione anche ruoli drammatici senza cadere nella facile trappola della falsità… ma poi chi l’ha detto che l’oscar non può andare a chi fa ridere? 😎

Porte aperte alla fortuna

Visto che ultimamente qualcuno ha criticato i miei sproloqui su Opera 😆 , oggi ne approfitto per un post anomalo che potrebbe farmi (e farvi) diventare finalmente un Mac user.

Navigando fra le migliaia di post del mio feed reader, sono infatti venuto a conoscenza di due contest diversi, uno lanciato da Wikio l’altro da GuadagnoRisparmiando, i cui premi al vincitore sono rispettivamente un iPhone 3G ed un MacBook Air.

banner per la sponsorizzazione Per quel che riguarda il primo, interessante l’opportunità di vincere anche solo sponsorizzando sul proprio blog l’evento tramite un banner. Quindi in pratica se voi cliccate sul banner qui a fianco, vi iscrivete al concorso e vincete, automaticamente farete vincere un iPhone anche al sottoscritto… quindi cosa aspettate a cliccare? (e cercate di vincere 😆 ).

Passando poi al contest lanciato da Guadagno Risparmiando, un blog che ci insegna a Risparmiare, la possibilità di vincita tramite sponsorizzazione non è purtroppo prevista… sarà forse perchè il valore del gioiellino si aggira sui 1700 euro? 🙄

MacBook Air

Non sono mai stato granchè attirato da queste cose (e difatti questa è la prima volta che “sporco” il blog) ma, vista la posta in palio, questa volta ho deciso di fare uno strappo alle regole. 😛

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