Nonostante le mie intenzioni fossero inizialmente ben diverse, come avrete già notato dal triste titolo anche questo secondo appuntamento con On My Clouds non poteva non essere dedicato al mondo di Naruto ed ai suoi ultimi sviluppi. Come sempre occhio agli spoiler! 😉

Ma prima di passare al piatto forte del giorno, qualche veloce commento sul capitolo 469 del manga.

Kishimoto è un tipo assai strano, a volte davvero incomprensibile. La sua mano muove invisibile le fila di un mondo che ha (e questo sarà probabilmente ancor più vero in futuro) senza dubbio segnato una svolta nell’immaginifico dei nuovi mangaka e non solo. Molti lo definiranno un genio irraggiungibile, per altri sarà solo uno sopra la media. Io mi muovo fra le due opinioni. Fatto sta che ogni tanto mi sentirei quasi in diritto di dirgli “Ma che cacchio fai?!”, esattamente come per questo ultimo capitolo.

Non so davvero come la pensiate voi ma se la settimana di pausa gli fa sempre questo effetto il mio consiglio è di non concedergli nemmeno la pausa caffè. 😛

Scherzi a parte pare proprio che le due settimane di attesa siano state solo un preludio che ha sicuramente deluso molti altri insieme al sottoscritto. Un preludio per qualcosa che onestamente comincio a vedere sempre più distante e sfocato, annebbiato da tutta una serie di inframmezzi che credo terranno banco per parecchio… ma del resto si sa che Kishimoto ama profondamente costruire la sua storia tassello a tassello, facendone assaporare lentamente ogni minimo particolare.

Per carità non ci può esser sempre la Royal Rumble, di questo sono consapevole, e la forza di un mangaka che va ormai avanti da 10 anni deriva probabilmente proprio dal saper resistere alla tentazione. Ma in questo schema si inseriscono bene le vicende di Danzou (che a quanto pare ha un piano ben definito… visti tutti quelli passati io non mi ci affiderei troppo 😛 ) o quelle di un’alleanza che è ormai da mesi che deve essere costituita, tralasciando l’ormai imminente scontro fra lo squalo dell’Akatsuki e l’adorabile canaglia di Kumogakure.

La stessa cosa non riesco invece a dire per il patetico siparietto con protagonisti Sakura e Naruto e tutta la combriccola di Konoha.

Siparietto dagli esiti abbastanza prevedibili che servirà probabilmente solo a riempire qualche pagina dei prossimi capitoli. Ecco questa è esattamente la situazione cui accennavo all’inizio e che purtroppo si ripete abbastanza spesso in Naruto che, nella mia modestissima nonchè insindacabile opinione, è il manga che più di tutti si muove tra momenti di pura perfezione ed altri altrettanto pessimi. Ma questo resta un mio giudizio e di questo ne son consapevole, sennò non avrei dato questo nome alla mia rubrica. 😉

E dopo essermi tolto questo sassolino dalla scarpa passiamo invece alla controparte animata.

Beh anche in questo caso non credo proprio di esagerare nel dire che con l’episodio di questa settimana si sono raggiunte vette probabilmente mai toccate in precedenza “grazie” (temo l’interessato non fosse del tutto daccordo 😀 ) all’eroica uscita di scena del Sannin di Konoha.

Episodio che dimostra una volta di più l’incredibile senso della regia del mangaka che ha permesso ai produttori della serie animata di attenersi pedissequamente alla “storyboard” originale senza dover apportare alcuna modifica. Confrontando anime e manga noterete infatti come non esistano praticamente differenze fra i due nemmeno nelle svariate inquadrature. Come detto, non certo una novità per Kishimoto un cui “salto di qualità” futuro non mi stupirebbe assolutamente viste le premesse.

Unica nota (personalissima) in proposito riguarda il momento in cui i sei cammini si scaglierebbero sul vecchio sensei proclamando la propria natura divina. Non so voi ma l’impressione che ne avevo avuto dal manga era decisamente più “pomposa” di quanto si sia visto nell’anime, in cui tale passaggio mi è sembrato messo un po’ in secondo piano. Ma questa è solo un’altra delle mie fisse. 😀

Andando invece ad un’analisi un attimo più approfondita, con l’episodio 133 si è finalmente raggiunto un punto cruciale della storia non soltanto per la trama in sè, ma perchè mette meglio a fuoco alcuni aspetti dell’opera su cui finora, per quanto costantemente presenti, non ci si era mai davvero soffermati, lasciando all’intuito del lettore/spettatore il gratificante (ma non per questo immediato o di facile accesso) compito di coglierli tutti per ricavarne una visione unitaria della “filosofia” che permea Naruto. L’ho già detto la scorsa volta: con la sua opera Kishimoto non si è limitato a creare uno shonen in cui eventuali valori rappresentano semplicemente la ratio (il collante se vogliamo) per giustificarne trama e scontri. Sembrerebbe invece quasi l’inverso, ovvero la trama fa a volte da semplice veicolo per esprimere le proprie idee e visioni. Lo so è contorto e complesso, specie per uno shonen mainstrem come Naruto, eppure non credo si tratti di pura retorica.

Per la precisione viene finalmente evidenziato una importante compontenete di questa “filosofia”, che acquista finalmente significato pieno e completo all’interno dell’opera:

Dokonjou: determinazione, il coraggio di non arrendersi mai

che va quindi ad aggiungersi alla già citata ricerca della pace e l’ancor più importante “Volontà del Fuoco” (su cui ho intenzione di tornare prima o poi), anch’essa ampiamente presente in questo episodio. Il passaggio di consegne da Jiraiya a Naruto è totale, non c’è alcun rimpianto nelle parole del vecchio eremita che prima di metter via la penna, per sempre, pensa simbolicamente al titolo del prossimo libro

La storia di Uzumaki Naruto

Del tutto inaspettate invece sono state (o per lo meno così è stato quando lessi il manga) le riflessioni di un Jiraiya moribondo sulla vita e sulla fine di uno shinobi (e, per traslazione al mondo reale, di un uomo). Non sono sicurissimo che le traduzioni dei fansub fossero esatte (anzi a mio avviso c’è decisamente qualcosa che stona) ma questo non influisce comunque sulla questione liquidata un po’ troppo celermente:

La vita di un ninja non si misura in base a come ha vissuto, ma da come è morto.

Secondo tale teoria una fine eroica cancellerebbe di fatto tutti i fallimenti passati, cosa che per l’appunto rasserena “il rospo del pozzo mentre sprofonda nell’oceano senza fondo” (cavolo questa è una citazione importante che chi fa Fansub non può non cogliere alterandone il senso 🙄 ). Per come la vedo io è probabilmente l’unica trovata di Kishimoto introdotta, come dicevo poco sopra parlando dei comuni shonen, più come ratio per far andare avanti la trama nel migliore dei modi che per reale convinzione. Insomma è lampante quanto questo facesse comodo al mangaka per una perfetta uscita di scena del personaggio forse più amato dal pubblico, ma, per quanto mi impegni, non riesco davvero a trovargli una collacazione all’interno di quella filosofia generale che pervade il manga. Se si tratta di un limite del sottoscritto lo scopriremo forse in futuro. 😉

Sia come sia un importante capitolo di Naruto è stato finalmente chiuso, ancora una volta con somma maestria di Kishimoto sensei che in quanto ad uscite di scena epocali dei suoi personaggi non teme davvero confronti (Sandaime Hokage, Asuma Sarutobi, Orochimaru, tanto per andare sul concreto).

Ciò nonostante non ci sarà comunque di che lamentarsi (salvo eventuali filler) ancora per parecchio tempo grazie all’entrata in gioco, tanto per cominciare, di tutta la stirpe Uchiha attualmente esistente. :mrgreen:

Prima di lasciarvi volevo infine ringraziare tutti i lettori del precedente appuntamento di On My Clouds. Non mi aspettavo davvero simili riscontri quando lo pubblicai ma non posso negare che fa sempre piacere vedere simili risultati. Ora però migliorate anche sui commenti però. Alla prossima 😉