Salve a tutti.

Immagino non sia mai semplice ricominciare a scrivere dopo lunghe pause come quella che mi son preso. Per rompere l’imbarazzo ho quindi deciso di cominciare inaugurando una nuova rubrica (il cui titolo potrebbe subire radicali cambiamenti 😕 ) che avevo in mente da parecchio ma, un po’ per mancanza di tempo un po’ perchè forse non ero mai riuscito a convincermi del tutto, non aveva ancora visto la luce.

Per farla breve (e con me si sa che non è cosa facile 😆 ) questa rubrica, decisamente ispirata al mitico Angolo del Blurry, sarà totalmente votata ad ogni sorta di riflessione personale su tutto ciò che attiene a quel fantastico mondo che è il fumetto (principalmente i manga) e l’animazione giapponese, per quanto non sono escluse aprioristicamente contaminazioni non nipponiche o persino di altri campi. Insomma qui il tasso di “nerditudine” potrebbe raggiungere livelli notevoli perciò siete avvisati. 😎

Altra (importantissima) avvertenza: attenti agli spoiler! Se non state al passo con le cadenze del Sol Levante vi consiglio caldamente di saltare la lettura di questa rubrica.

Detto questo possiamo iniziare, e quale modo migliore se non proprio dopo aver letto l’ultima fatica di Masashi Kishimoto che questa settimana è riuscito a regalarci un capitolo davvero interessantissimo e che si apre a numerosi spunti.

Bando alle ciance dunque perchè la parola d’ordine oggi è una sola: Juubi!

Un nome che da solo fa sussultare persino i Kage pare proporsi come l’ultimo di una lunga serie di rimedi a quello che è il male peggiore di questo sventurato mondo: l’uomo.

Quella che normalmente viene inserita come naturale componente di qualsivoglia shonen, la ricerca del bene e della pace fra gli uomini, sembra essere una tematica parecchio sentita da Kishimoto sensei che ha ormai da tempo deciso di incentrare tutta la sua opera, a prima vista un comune (per quanto riuscitissimo) manga di azione/combattimento, proprio su un’analisi per nulla superficiale di quella che è alla fine dei conti la natura umana, ed ancora più interessante risulta forse per il fatto che il tutto viene gestito ad arte dall’autore senza minare in alcun modo la natura di shonen.

Del resto è comunque da dire che non è certo la prima volta che vediamo produzioni di questo tipo, prima fra tutte Death Note, e questo credo sia un segnale importante in quanto rappresenta probabilmente una spia d’allarme di quel disagio che sempre più viene avvertito in giro per il mondo (sia esso realmente sentito dagli autori o solamente il risultato del semplice “cavalcare l’onda”).

Quello che però distingue, a mio avviso, Naruto da altri è il fatto che questa ricerca non è stata affidata ad una sola parte che verrà di conseguenza approvata (come nella stragrande maggioranza dei casi degli shonen più superficialotti) o, seppur parzialmente, rifiutata (come avviene in Death Note) dal lettore a seconda di chi sia a portarla avanti.

In Naruto abbiamo invece a che fare con un quadro forse più vicino a quello che è il mondo reale.

Abbiamo visto una filosofia molto “new age” portata avanti (escludendo lo Shodaime ed il Sandaime che cercarono più che altro il benessere per il proprio villaggio) da Jiraya prima e adesso da Naruto, la linea dura ma comunque “pura” di un Pain che con il suo Kinjutsu aveva trovato una risposta decisamente più realistica delle belle parole del maestro, ed ora abbiamo il potere del Juubi che permetterebbe a Madara di riuscire dove persino l’uomo che divenne Dio fallì.

Ancora una volta il dilemma resta il medesimo: è possibile portare la pace su questo mondo senza sacrificare la stessa essenza della natura umana (se non l’umanità stessa) ?

Sembra proprio che la risposta resti un No secco persino in un’opera di fantasia come Naruto. Allo stesso Jiraya non bastò una vita intera per trovare una risposta più soddisfacente e francamente credo proprio che Kishimoto non rovinerà la sua opera con un improbabile finale in cui Naruto porterà a termine la ricerca del sennin.

La speranza non esiste! La speranza equivale alla resa… L’unico inganno è quello che continuate a sostenere voi

Con queste lapidarie parole Madara (o più probabilmente lo stesso Kishimoto) chiude l’inutile ricerca di una risposta che esiste già e tutti conoscono ma che nessuno vuole accettare. E se persino Naruto ha alla fine accettato la realtà dei fatti significa che siamo di fronte a quella svolta che l’ombra che incombeva sul mondo degli shinobi aspettava ormai da troppo tempo.

Inutile dire che con una simile dichiarazione di intenti i fan di Naruto avranno di che divertirsi prossimamente 😛

Con questo chiudo il primo appuntamento con On My Clouds sperando (semmai qualcuno l’abbia letto) di non avervi annoiato troppo. Francamente, vista quanta carne al fuoco è stata messa in questo capitolo, avrei voluto parlare di tante altre cose ma poi ne sarebbe uscito un trattato che difficilmente qualcuno avrebbe potuto leggere. Non resta dunque che darvi appuntamento alla prossima (eventuale) puntata. 😉

PS: ne approfitto per ringraziare pubblicamente il fantastico lavoro portato avanti dai ragazzi di Komixjam.it